“Permettimi di amarti, di desiderarti..”. Il perenne senso di insoddisfazione e la ricerca costante di fare di sempre di più.

Il viaggio attraverso le tipologie caratteriali termina con quello che A. Lowen definisce carattere “rigido”. In ordine di sviluppo è dunque il quinto e si struttura nella fase di crescita che va all’incirca dai 3 ai 6 anni.

Poter amare, poter desiderare è il bisogno frustrato del carattere rigido a cui viene negato il diritto di “essere accettato nelle sensazioni sessuali ed affettive”.

Questa tipologia caratteriale si sviluppa in quel periodo in cui il bambino inizia a sentire, verso il genitore del sesso opposto, l’apertura sia a livello di sentimenti che sessuale coerentemente al suo sviluppo biologico.

In questo bambino è mancata l’esperienza del vivere congiuntamente il desiderio ed il piacere sessuale con il sentimento di amore a causa di condizionamenti morali, culturali o religiosi. Ogni desiderio in tal senso è stato sublimato in quanto vissuto come colpa. Impedendosi di sentire il desiderio il bambino sarà incapace di avvicinarsi all’altro in termini sessuali se non con molta difficoltà e per compensazione virerà sulla fantasia e sulla pratica del piacere autoindotto.

Ne risulterà una visione del sesso come performance oppure un’eccessiva idealizzazione dell’amore visto in termini poetici e solo sentimentali.

La paura del bambino frustrato nel poter amare è quella del rifiuto quindi quella di lasciarsi andare, di arrendersi ai sentimenti di amore e agli istinti sessuali. Per questo motivo da adulto vivrà l’amore come una prestazione. Il dolore del rifiuto è la leva per valorizzare il rapporto solo su un piano corporeo.

Si tratta dunque di un bambino che cercherà continuamente un soddisfacente riconoscimento da parte dei genitori tramite le prestazioni scolastiche, sportive ecc. e che verrà costantemente deluso da un “puoi fare di più”, “perché non sei riuscito a far meglio.. ad arrivare primo?”.

Allora diverrà chiaro il suo ineluttabile destino ovvero che non ci sarà mai fine alle richieste esigenti dei genitori e che mamma e papà non potranno mai essere soddisfatti vivendo così in una condizione claustrofobica di non avere scampo.

Il bambino cresce pertanto nella perenne percezione di non essere mai adeguato, la quale lo spinge a doversi misurare costantemente con se stesso, cercando di fare sempre di più, oltre ogni stanchezza e limite. Da adolescente sarà vittima di un profondo senso di insoddisfazione di sé e da un bisogno ossessivo ed esasperato di dover dimostrare agli altri, al mondo intero, quanto è bravo e vincente attraverso anche l’esibizione di belle auto, donne, ricchezze e conquiste sociali.

Non sentendosi riconosciuto il diritto di amare cresce con l’illusione che la prestazione è tutto e dunque di saper fare tutto. Sarà un bambino ostinato nel perseguire gli obiettivi e i suoi sentimenti saranno forti, ma controllati.

La vita del carattere rigido è caratterizzata da tristezza, senso di solitudine, dall’incapacità di godere e dalla depressione che alla prima occasione faranno vivere il dramma del fallimento e della sconfitta, il crollo dell’immagine vincente che si è mostrato agli altri.

Questo rigidità si riscontra anche livello corporeo: il corpo risulta infatti inflessibile. Gli occhi esprimono la volitività.

Il cuore del carattere rigido è guidato dalla razionalità, dalla testa, per cui difficilmente si lascerà andare alle emozioni, soprattutto quelle tenere.

(Leggi anche Questione di Carattere, Il carattere Schizoide, Il carattere Orale, Il carattere Psicopotico, Il Carattere Masochista).

Dott.ssa Eleonora Cittadino, Psicologa

Ordine Psicologi Toscana n. 7506

Allieva dell’Istituto Psicoumanitas Pistoia | Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad approccio Umanistico e Bioenergetico

338 4251947 – eleonora.cittadino@tin.it


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