Quando la depressione c’è, ma non si vede

Ci sono circostanze in cui la depressione non è grave a tal punto da rendere inabile la persona, cioè non in grado di dedicarsi alle proprie faccende quotidiane. 

E’ il caso questo di Margherita, una giovane di 25 anni, sposata con un uomo da lei stesso definito in gamba. Margherita aveva anche un lavoro che trovava interessante, di cui non aveva niente da recriminare. Nella sua vita non c’era alcunchè che le dispiacesse eppure diceva di soffrire di depressione.

A vederla non sembrava perché era un persona sorridente che parlava di se stessa con grande eccitazione e con una voce dal tono acuto.

Qualsiasi persona l’avesse incontrata per la prima volta non lo avrebbe mai indovinato, a meno che non fosse abbastanza perspicace da capire che le sue maniere erano una maschera.

Osservandola attentamente o cogliendola alla sprovvista, ci si poteva accorgere che a volte diventava molto quieta e, mentre il sorriso svaniva, il suo volto perdeva espressione. 

Margherita sapeva di essere depressa e gli ci voleva una gran forza di volontà anche solo ad alzarsi ogni mattina per andare a lavoro. Senza questo sforzo se ne sarebbe stata a letto a non far niente e infatti in precedenza c’erano stati momenti in cui si era sentita davvero immobilizzata. Da qualche anno non le succedeva più e nel tempo c’era stato un miglioramento generale delle sue condizioni, ma c’era ancora qualcosa che mancava nella sua personalità.

Margherita aveva un vuoto interiore unito alla mancanza di vero piacere: stava nascondendo qualcosa a se stessa.
Il suo sorriso e il suo modo di fare erano una facciata che pretendeva di far credere al mondo che tutto in lei andasse bene. Quando era sola, la facciata crollava e Margherita avvertiva lo stato di depressione in cui si trovava.

Il motivo per cui una persona può arrivare ad essere depressa non è lo stesso per tutti, così come non è identico il percorso per superarla.

Margherita nel corso della terapia si era resa conto che le era stato negato il diritto ad esprimere la tristezza e questa consapevolezza le aveva fatto contattare anche un altro sentimento: la rabbia.

Il vero compito della terapia era quello di aiutarla a trovare la causa della propria tristezza ed eliminare il bisogno della maschera di allegria.
Quando Margherita è rientrata in contatto con i propri sentimenti ed ha imparato in che modo esprimerli direttamente, la sua depressione si è alleviata.

Il caso di Margherita è un esempio di come può rivelarsi la depressione e non vuol dire che sia semplice o che i risultati siano rapidi e sicuri, ma come in altre difficoltà, la presa di coscienza di quel che accade dentro di noi e della sua espressione a livello corporeo (rigidità muscolare, ridotta motilità, respirazione inibita ecc.), è una tappa obbligata per riuscire a superare situazioni che ci ingabbiano.

Dott.ssa Eleonora Cittadino, Psicologa
338 4251947  – eleonora.cittadino@tin.it

Ordine Psicologi Toscana n. 7506

Allieva dell’Istituto Psicoumanitas Pistoia | Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad approccio Umanistico e Bioenergetico


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(il caso di Margherita è tratto dalla letteratura di A. Lowen)

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