“L’anno che verrà…”

La fine di ogni anno scandisce il ritmo del nostro percorso vita. Nella nostra psiche rappresenta il completarsi di un ciclo, di una fase, accompagnata da bilanci, ricordi e considerazioni varie a sua volta associate a vissuti ed emozioni differenti.

Una chiusura a credito o a debito non solo sul piano finanziario, ma anche su quello emotivo. Sopravviene la consapevolezza che forse abbiamo investito senza un adeguato ritorno. Se da una parte sentiamo di non aver dato abbastanza, dall’altra percepiamo di aver ricevuto poco.

Le festività soprattutto quelle di fine anno coincidono con un periodo di antiche celebrazioni che rappresentano momenti di passaggio tra il passato e il futuro.

Capodanno è divenuto quindi culturalmente un’occasione per pensare a come impegnarsi per migliorare se stessi. Chi non si è mai ripromesso di cambiare o si è prefissato degli obiettivi nell’ultimo giorno dell’anno?

In realtà ogni giorno è buono per ripartire da se stessi, ma è nei momenti di passaggio che sentiamo ancor più viva in noi questa esigenza di reinventarsi. Vecchi e nuovi desideri e bisogni affiorano alla coscienza e già il pensarli ci fa sentire diversi tra aspettative e propositi vari.

Passiamo la maggior parte dell’anno sequestrati da emozioni che ci ingabbiamo e non ci permettono di progredire. Spesso la paura ci blocca, ma la metà delle cose che temiamo sono per lo più immaginate che reali.

Come ci insegna anche il Buddha “il cambiamento non è mai doloroso, solo la resistenza al cambiamento lo è”.

Vivere il momento presente senza oscillare troppo tra passato e futuro è la migliore condizione per godersi ciò che ci accade senza pregiudizi e giudizi di cui invece sono intrisi i nostri propositi e i nostri resoconti.

Si rischia inoltre di diventare troppo rigidi, critici e controllanti nel cercare di fare meglio a tutti costi e ciò ci allontana dal vero cambiamento.

Spesso le promesse che ci facciamo hanno vita breve: i soliti vecchi schemi, che sono ben radicati in noi, prendono il sopravvento e con essi arrivano il senso di frustrazione e di fallimento.

E’ dunque più funzionale evitare di soffermarsi su ciò che non va bene in noi e nella nostra vita e concentrarsi sui nostri reali bisogni e desideri la cui libera espressione ci consente la piena auto-realizzazione.

E’ un modo nuovo questo di affrontare il Capodanno, scegliendo di fare qualcosa che sia davvero in sintonia con ciò che sentiamo e in risonanza con ciò che vogliamo essere. Radicarsi e concentrarsi su di sé quindi senza cercare di assecondare sempre gli altri per dovere o per non deluderli. Ciò passa anche attraverso la capacità di dire i propri SI autentici che sono possibili solamente quando siamo in grado di dire i nostri NO alle richieste provenienti dall’esterno che sentiamo di non voler assolvere.

Spesso gli obiettivi che ci prefiggiamo non si poggiano sulle nostre reali esigenze quanto piuttosto sul compiacere gli altri. Acquisire una maggiore consapevolezza è il primo passo per riuscire a lasciar andare, abbandonare tutto ciò che non serve più e che ci mortifica.

Nella notte di Capodanno allora, anziché gettare vecchi oggetti come avviene in alcune parti di Italia, possiamo simbolicamente lanciare via, fuori dalla finestra, tutto ciò che vogliamo eliminare dalla nostra vita perché non ci permette di progredire o ci genera sofferenza. Può servire scrivere queste cose su dei foglietti, per poi strapparli e gettarli al vento. Un rituale apparentemente di poco valore che ha invece effetti notevoli a livello psicologico se fatto con intenzionalità.

E’ importante tener presente che il cambiamento è un processo che comporta l’abbandonare vecchie parti di noi stessi e può avviarsi solo quando la persona è pronta. Rappresenta in ogni caso un’opportunità che è giusto concedersi.

Solo lasciando andare il desueto senza farsi scoraggiare dall’incertezza abbiamo la possibilità di afferrare qualcosa di nuovo.

Il miglior modo dunque per celebrare l’inizio del nuovo anno tra suoni, luci e fuochi di artificio è celebrare se stessi cercando di guardarsi con occhi più indulgenti.

Dott.ssa Eleonora Cittadino, Psicologa

Ordine Psicologi Toscana n. 7506

Allieva Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad approccio Umanistico e Bioenergetico | Pistoia

338 4251947 – eleonora.cittadino@tin.it


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