Voce, Personalità, Sentimenti

Persona, per sona, “attraverso i suoni”.

La voce può dirci qualcosa della personalità di un individuo.

Pensiamo ad una voce piena, ricca, che da l’impressione anche di una ricchezza interiore.

Una persona invece che parla su un solo tono ha una limitata gamma espressiva che rimanda ad una personalità altrettanto limitata.

La voce può essere piatta, senza profondità, bassa come se mancasse di energia. Ognuna di queste qualità ha un certo rapporto con la personalità dell’individuo.

Il blocco di un qualunque sentimento influisce inevitabilmente sull’espressione vocale in quanto crea tensioni nella regione dell’apparato vocale. E’ necessario quindi sbloccare i sentimenti e lavorare sulla produzione del suono per una voce quanto più naturale e armoniosa, indice anche di una personalità genuina, senza maschere.

Dal momento che la voce è strettamente legata ai sentimenti, la sua liberazione facilita la mobilitazione e l’espressione dei sentimenti repressi.

Per ogni sentimento c’è un suono diverso: paura e terrore si esprimono in un grido, la collera  in un tono alto e acuto, la tristezza con una voce profonda e singhiozzante, il piacere e l’amore in suoni morbidi.

Si può affermare in linea generale che una voce acuta è legata ad un blocco delle note profonde che esprimono tristezza mentre una voce bassa, di petto, indica la negazione di un sentimento di paura e l’inibizione della sua espressione in grido.

Non si può comunque aprioristicamente sostenere che una voce apparentemente equilibrata non limiti la propria espressione vocale: ciò può rappresentare una forma di controllo e di paura a lasciarsi andare nel dar voce ad emozioni intense.

La Terapia Bioenergetica da molta importanza al lasciar uscire i suoni.

Strillare è l’atto che da inizio alla respirazione indipendente del neonato, tutti nasciamo con questa capacità e in una certa misura ci da un senso circa la vitalità del bambino: alcuni infatti strillano con vigore altri con debolezza. Lo strillo è una delle modalità principali di scarica della tensione a seguito di paura, rabbia o frustrazione che in tanti utilizzano. Il posto migliore per gridare è un macchina con i finestrini chiusi.

Eppure ci sono tante persone che non riescono a gridare: la gola è troppo serrata e non lascia fluire gli strilli a causa delle troppe tensioni che investono anche la bocca.

La voce quando è libera viene dal cuore, se questo non accade è perché le tensioni ormai cronicizzate formano come degli anelli di costrizione in tre aree particolari che impediscono l’espressione piena dei sentimenti.

L’anello più superficiale è quello intorno alla bocca: labbra serrate e mascelle rigide.

Il secondo anello di tensione si forma all’altezza tra il capo e il collo: faringe e bocca anteriormente, esofago e trachea posteriormente. E’ una zona di transizione tra il controllo volontario e involontario dove la persona può decidere se ingoiare o sputare fuori ciò che ha in bocca (bocca e faringe), ma anche perdere questa capacità di controllo (esofago, trachea).

Biologicamente questa zona di transizione trova senso nella possibilità per l’organismo di testare e rigettare sostanze inappropriate, psicologicamente è importante perché permette di mantenere l’integrità psicologica non ingoiando elementi inaccettabili o offensivi. Integrità che spesso da bambini viene violata in quanto costretti ad ingoiare cose (cibi, medicine, situazioni, ecc.) che rifiutiamo.

Queste costrizioni e imposizioni danno luogo all’anello di tensione in questo punto: restringere il passaggio dal collo alla cavità orale è una difesa inconscia contro l’esser costretti a ingoiare ciò che di inaccettabile per noi proviene dall’esterno e contro l’espressione di sentimenti che temiamo possano essere inaccettabili per gli altri.

A farne le spese è anche la respirazione dal momento che si restringe il canale di passaggio dell’aria che contribuisce a far insorgere l’ansia.

La mascella serrata come una saracinesca che tiene fuori ospiti indesiderati, ma richiude dentro anche gli altri, veicola il messaggio “non passerà”. Lo sbadiglio concede una pausa a queste tensioni facendo entrare l’aria di cui si ha bisogno rilassando temporaneamente i muscoli della mascella.

Sciogliere le tensioni di questi muscoli genera una reazione a catena in tutto il corpo. Ma è necessario anche elaborare gli impulsi repressi di mordere trattenuti nella tensione cronica dei muscoli della mascella.

Può essere doloroso, ma se ci si vuole liberare di queste contrazioni non è possibile evitare il dolore, e il pianto e le grida sono un modo per scaricarlo.

L’ultimo anello di tensione può svilupparsi tra il collo e il torace e coinvolge essenzialmente i muscoli scaleni anteriore, mediano e posteriore. Ha la funzione di proteggere l’apertura che porta al cuore.

Quando questi muscoli sono sottoposti ad una contrazione cronica, si elevano e immobilizzano le costole superiori restringendo l’apertura che porta al petto. La respirazione viene compromessa nei sui movimenti naturali e di conseguenza la produzione della voce ne è fortemente influenzata.

Ogni suono ha un posto nell’autoespressione: il riso è importante quanto il pianto, il canto quanto il lamento.

Provare il piacere, già sperimentato durante l’infanzia, dell’espressione vocale è terapeutico, ma per tanti può essere particolarmente difficile identificarsi con il bambino che sono stati e che in fondo al loro cuore continuano ad essere.

Dott.ssa Eleonora Cittadino, Psicologa

Ordine Psicologi Toscana n. 7506

Allieva dell’Istituto Psicoumanitas Pistoia | Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad approccio Umanistico e Bioenergetico

338 4251947 – eleonora.cittadino@tin.it


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(Immagine dal Web)

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