La perdita del lavoro, non soltanto un disagio sociale

(Immagine dal Web)
La principale forma di sostentamento per ogni persona, e in special modo per la famiglia, è rappresentata dal lavoro. 
Il posto di lavoro è per ognuno non solo una sicurezza a livello economico, ma anche a livello emotivo.
Quest’ultimo aspetto spesso viene sottovalutato o non preso in considerazione e assume un pieno significato quando ci si viene a trovare in situazioni di disagio. Un disagio che si ripercuote sulla persona a più livelli.

Immaginiamo ad esempio una persona che ha una famiglia, ma il discorso vale anche per quel genitore che cresce i figli da solo o per quella persona che vive per conto proprio, che fa un lavoro magari a tempo indeterminato con uno stipendio medio e che gli consente di vivere serenamente e dignitosamente senza strafare (una pizza ogni tanto, il necessario per i figli, qualche sano svago ecc.) e che all’improvviso si ritrova a casa senza un lavoro.
Un dramma: ecco che questa persona non solo dovrà fai i conti con la mancanza di un’entrata certa, ma anche con un crescendo di emozioni spiacevoli che lo travolgeranno suo malgrado.

All’inizio proverà un senso di incredulità, ma immaginerà che in qualche modo ne verrà fuori, poi subentrerà il pessimismo, quando dopo vari tentativi non si concretizzerà nessuna opportunità di lavoro. Inizierà così a dubitare di se stesso, si sentirà spacciato, comparirà la rassegnazione e potrà arrivare a sviluppare anche sintomi depressivi. A maggior ragione se è l’uomo a perdere il lavoro perché su di lui socioculturalmente grava il peso della responsabilità economica.
Pensiamo poi anche alla disperazione del non sapere come fare ad andare avanti (mangiare, pagare l’affitto o il mutuo e le bollette) al senso di vergogna e solitudine che le persone licenziate provano per la propria condizione e gli effetti negativi che questo tormento, unito alla speranza continuamente disattesa, ha sulla loro stabilità e che può spingerle all’auto emarginazione.
Il tutto accompagnato dalla la sensazione di essere un “peso”, dalla frustrazione, che porta alla rabbia, alla perdita di motivazione e della fiducia sulle proprie capacità, per cui la persona si avvita su se stessa.
Per non parlare poi delle ripercussione che tutto ciò ha anche a livello fisico: mal di testa,  stanchezza, insonnia e via dicendo.

Riuscite ad immaginare come può essere vivere così, presi da una costante spirale di nervosismo, sfiducia, stress ed ansia..??

Le persone che si trovano in questo stato hanno bisogno di essere comprese, accolte e non giudicate. Accompagnate, dunque, nel loro percorso di recupero affinché riprendano in mano la loro vita senza farle sentire sminuite, allo scopo di stimolare la motivazione e la rifocalizzazione sulle proprie risorse.

“Si sopravvive di ciò che si riceve, ma si vive di ciò che si dona”.
(Carl Gustav Jung)

Dott.ssa Eleonora Cittadino|Psicologa
338 4251947 eleonora.cittadino@tin.it

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